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Il cane è l’umanità allo specchio…nel cane rivediamo la nostra storia e quotidianità. Nella performance di sabato 22 febbraio abbiamo potuto entrare anche nel mondo poetico e misterioso di questo “animale” solitario e fedele, autonomo e sociale.

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Prima ancora dei Bestiari medievali, lo troviamo  protagonista nell’antico Egitto, nel volto di Anubi, divinità che presiedeva al passaggio tra il regno dei vivi e il regno dei morti, traghettandone le anime; venne trasposto nella storia cristiana in san Cristoforo (martire nel 250) cinocefalo, anche lui “traghettatore” ma di Cristo, posto sulle sue spalle. Famosa la vicenda di san Rocco, pellegrino da Montpellier verso Roma, fermatosi ad assistere e curare i lebbrosi: solo la lingua di un cane riusciva a lenire la sua piaga, memoria di un altro povero, Lazzaro, seduto fuori della casa di un ricco, ma curato e riconosciuto solo dai cani. E basterebbe infine ricordare il grandioso ordine religioso dei domenicani – Domini canes – (cani del Signore) vestiti di nero e bianco, a ricordarne il valore della fedeltà e del dono totale.

 

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Grande ammirazione e sapore di speranza messianica nel veltro prefigurato nell’Inferno da Dante (il nome veltro deriva dal celtico a indicarne la prerogativa di inseguitore del selvatico): “Molti son gli animali a cui s’ammoglia (la lupa) e più saranno ancora in fin che ‘l veltro verrà che la farà morir di doglia“.

Dalla mitologia alla storia sacra e letteraria. Il cane mantiene e difende la sua posizione di nobiltà e fedeltà, come in moltissimi quadri della Storia dell’arte. Non è un caso se in cielo troviamo la costellazione del Cane maggiore che ospita Sirio, la stella più luminosa, collocato nel cielo da Giove come premio per aver vinto la volpe nella corsa, e la costellazione del Cane minore, uno degli ausiliari di Orione, fatto sbranare da Diana per aver osato guardarla mentre la dea faceva il bagno.

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